dipendenza emotiva
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Dipendenza emotiva: sai cos’è?


Dalla dipendenza emotiva all’indipendenza

 

Che differenza passa tra dipendenza emotiva e indipendenza? Devi sapere che il cammino verso la maturità si articola in tre fasi: la prima è quella della “dipendenza”, obbligatoria per tutti, poiché inevitabilmente vissuta nei primi anni di vita durante i quali, ogni bambino è totalmente dipendente dagli adulti sia per i suoi bisogni di sussistenza che per quelli emotivi.

Crescendo, il bambino inizia ad acquisire una sua indipendenza: impara a mangiare e a lavarsi da solo, fino a che, anno dopo anno, si affranca completamente dalla famiglia, allontanandosi da casa e mantenendosi da solo. Fino a questo livello di indipendenza arrivano più o meno tutti, chi prima e chi dopo.

Non tutti però riescono a raggiungere l’indipendenza emozionale: moltissimi adulti, anche se fisicamente prestanti o con ruoli di responsabilità in famiglia o nella società, rimangono totalmente dipendenti dagli altri per quanto riguarda l’approvazione, il giudizio, il sentirsi dire «bravo», la soddisfazione dei propri bisogni e valori. Continua a leggere

mente calma cuore aperto
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Mente calma, cuore aperto

 

Mente calma: cosa significa?

 

Ti piacerebbe godere del momento presente? Liberarti dalle preoccupazioni per il futuro e dai ricordi spiacevoli del passato? Sarebbe bello, vero? Ma cosa occorre? Semplice: mente calma e cuore aperto!

Mente calma significa imparare a controllare i pensieri, non quei pensieri che scaturiscono da un atto di volontà, ma quelli involontari e compulsivi che non ci appartengono, ma ci “accadono”: pensieri legati alle preoccupazioni per il futuro,  pensieri che attingono dal nostro “corpo di dolore” mali di ogni genere (torti subiti, traumi, soprusi,  ricordi spiacevoli, paure, fallimenti, insuccessi, sensi di colpa… ).

Si tratta di pensieri che generano continui monologhi interiori, pensieri deprimenti, autolimitanti che assorbono parecchia energia e catturano la nostra attenzione generando emozioni negative molto nocive. Cosa fare? Continua a leggere

Le tre "p" che ci rendono incapaci
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Sai quali sono le tre “p” che ci rendono incapaci?


Le tre “p” che ci rendono incapaci

 

Sei curioso di sapere quali sono le tre “p” che ci rendono incapaci? Ti anticipo che si tratta di generalizzazioni che tendono a distorcere la nostra realtà. In particolare ve ne sono alcune dagli effetti notevolmente depotenzianti che usiamo ogni qualvolta sperimentiamo un insuccesso.

Saper interpretare nel modo giusto errori, sconfitte e avversità è di fondamentale importanza nell’economia della nostra vita. Le esperienze che viviamo ci portano a creare credenze errate su noi stessi o su ciò che possiamo o non possiamo fare.

Martin Seligman, della University of Pennsylvania, nel suo libro Imparare l’ottimismo,  fa riferimento a «le tre “p” che ci rendono incapaci» per definire tre tipi di generalizzazioni le quali generano credenze che sfociano nell’incapacità appresa, cioè in un atteggiamento mentale che ci porta a sentirci impotenti e incapaci di fronte a situazioni difficili, come se fosse inutile ogni sforzo per cambiare la situazione.

È facile tenere a mente queste tre categorie di generalizzazioni  perché tutte e tre cominciano con la lettera «P»:

  1. Permanenza.

Comprende tutte quelle generalizzazioni che rendono un problema permanente, sviluppando convinzioni del tipo: «Sarà così per sempre!» 

Di fronte a un insuccesso iniziamo a ripeterci che non saremo mai capaci di ottenere quel determinato risultato, che nonostante l’impegno la situazione non cambierà.

Spesso, quando viviamo un problema, non riusciamo a intravedere la possibilità che nel futuro le cose possano andare diversamente e finiamo per rendere permanente nei nostri pensieri la difficoltà del momento con affermazioni tipo: «Non troverò mai più un’altra come lei!», «Qualsiasi cosa gli dica, non cambierà mai!», «Va a finire sempre così… ».

Ricordati una cosa e fissatela bene in testa: nessun problema è permanente! Chi tende a vedere i suoi problemi come tali, è destinato a continui insuccessi.

La capacità di dire: «Anche questa presto passerà», la consapevolezza che «dopo la pioggia vien sempre il sereno» e che nella nostra vita si alternano sempre momenti più o meno positivi, permette di credere sempre che possiamo comunque cambiare la situazione, che abbiamo il potere di trovare una via di uscita.

2. Pervasività.

A volte permettiamo a una difficoltà di condizionare tutta la nostra vita, completamente. Immagina una persona che ha grossi problemi sul lavoro che la rendono ansiosa, tesa e preoccupata.

Gli altri aspetti della sua esistenza sono più che soddisfacenti: ottima salute, amici che le vogliono bene, famiglia unita e mille opportunità a disposizione. Ma il suo lavoro è per lei davvero importante e questa situazione difficile la tormenta, facendola sentire inadeguata e frustrata.

Incontrando un amico che le domanda: «Come vanno le cose?», è possibile che la sua risposta sia: «Male, la mia vita è un disastro e niente va come vorrei!», quando magari il solo aspetto della sua vita che al momento non va come vorrebbe è quello lavorativo.

 

Le tre "p" che ci rendono incapaci - tratto da "Leader di te stesso"

 

Ma quando riponiamo tutte le nostre speranze, aspirazioni e desideri in un unico aspetto della nostra vita o, peggio ancora, in un’unica persona o in un’unica attività, se le cose non vanno come vorremmo, potremmo pensare che tutta la nostra vita non abbia più senso ed è allora che l’intera esistenza diventa una catastrofe.

Tutto questo lo facciamo anche in positivo e, a volte, si rivela altrettanto dannoso: infatti, quando ci va bene un aspetto della nostra vita sul quale ci siamo particolarmente impegnati, l’esperienza positiva tende a contagiare tutto il resto, facendoci sentire i «re del mondo».

Questo è sicuramente positivo, a meno che non sia un modo per drogarsi di positività, illudendosi che tutto vada bene, quando in realtà, per ottenere quel risultato abbiamo distrutto altri importanti aspetti della nostra vita, come le relazioni, la salute, i rapporti interpersonali, le finanze…

3. Personalità.

L’ultima categoria di generalizzazioni che crea l’incapacità appresa è quella che va a toccare la sfera personale, cioè quando le nostre affermazioni sottintendono che il problema non risiede nella situazione in sé, ma nella nostra identità.

«Questa cosa non fa per me! Non sono proprio portato!» Con queste frasi il messaggio che diamo alla nostra mente è: «Sono io il problema». Non stiamo più dicendo a noi stessi che abbiamo sbagliato, ma che siamo sbagliati.

Cioè il problema non è più applicare una strategia sbagliata, ma è il nostro senso di inadeguatezza nei confronti di questa cosa ed è chiaro che se il problema sono io, potrò cambiare ciò che faccio, ma non ciò che sono e questo costituirà un buon motivo per poter affermare di non essere in grado di fare qualcosa.

Pensa a un’attività nella quale ti consideri oggettivamente incapace. Magari pensi di essere negato in matematica o nell’uso del computer o in una qualsiasi altra disciplina.

Ciò accade perché non era davvero nelle tue potenzialità imparare quella materia oppure perché, a un certo punto del tuo processo di apprendimento, ti sei trovato a dare il via, nella tua mente, a una o più delle generalizzazioni di cui abbiamo appena parlato e hai prodotto le credenze che ti hanno condizionato negativamente?

Attento dunque a non generalizzare e tieni sempre a mente le tre “p” che ci rendono incapaci:

  1. “permanenza”: nessun problema è permanente
  2. “pervasività”: un problema in un particolare aspetto della tua vita non deve mai farti  dimenticare gli altri aspetti positivi
  3. “personalità”: qualunque sia la sfida da affrontare, puoi farcela, sarai un vincente se solo lo credi.

Tratto dal libro “Leader di te stesso”

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