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Abbandona il giudizio e smettila di puntare il dito!

 

Abbandona il giudizio!

“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione “ – Carl Rogers

“Quando giudichi gli altri, non definisci loro, definisci te stesso” – Wayne Dyer

C’è nell’uomo un’ innata tendenza a giudicare tutto e tutti: noi stessi, gli altri, le esperienze che viviamo, tutto ciò che ci capita.

Non giudichiamo solo gli altri, giudichiamo anche noi stessi e a volte anche severamente, duramente: ci colpevolizziamo, ci accusiamo, vediamo solo i difetti, le pecche, i punti di debolezza.

Anziché sdrammatizzare, ingigantiamo e guardiamo tutto con la lente di ingrandimento…

È vero, non siamo perfetti, ma non è una grande scoperta, lo sapevamo: tutti rechiamo dentro traccia dell’imperfezione ereditata dai nostri primogenitori, nessuno fa eccezione.

Abbandona il giudizio

In noi non c’è solo bellezza, luce, magia, divinità, amore, c’è anche, relativamente ad alcuni aspetti, vulnerabilità, fragilità, forse qualche ombra, qualche ferita non ancora cicatrizzata, qualche trauma non superato o qualche paura che ancora ci blocca, ci paralizza.

Siamo esseri con punti di forza e di debolezza ed è importante accettarci e amarci così come siamo.

“Accettarci” non significa “sono così e non posso farci niente”, piuttosto essere pazienti e comprensivi verso se stessi, ma nello stesso tempo determinati a “crescere”, a evolverci, a risanare il nostro mondo interiore, ad essere noi stessi, ad essere centrati.

Per perseguire questo obiettivo di evoluzione interna, dobbiamo educarci all’introspezione e all’ascolto interiore.

Dobbiamo imparare ad ascoltare sensazioni ed emozioni con il necessario distacco: senza pensare, senza giudicare.

Occorre prendere consapevolezza dei nostri “sé ripudiati”, dei nostri lati ombra, imparare ad accettarli con amore, perché solo accettandoli potremo integrarli e trasmutarli secondo il nostro desiderio.

Al lavoro di introspezione va unita l’osservazione di quanto avviene  nel mondo esterno e la prontezza a cogliere e interpretare correttamente tutti quei segnali che ci vengono trasmessi.

Fatti e persone possono insegnarci molto non solo sulla vita, ma anche e soprattutto su di noi, in quanto spesso richiamano la nostra attenzione su qualcosa che dentro di noi va attenzionato, risanato: una situazione non risolta, una paura, un trauma, una limitazione, un lato oscuro.

Le persone sono come uno specchio in cui, se guardiamo con attenzione, possiamo vedere riflesse parti di noi che ancora non conosciamo, oppure conosciamo e non vogliamo accettare.

La legge dello specchio ci insegna che se qualcuno ci irrita o ci dà fastidio è perché vediamo in lui una parte di noi stessi che non ci piace e che quindi non vorremmo vedere nemmeno negli altri, o perché ci dà fastidio ciò che vorremmo essere e non siamo o infine perché ci dà fastidio ciò cui abbiamo rinunciato o ci è stato sottratto.

La vita insomma ci comunica ciò che siamo attraverso gli altri. Perché allora giudicare, perché continuare a puntare il dito? A che serve, a che giova?

L’altro non è nostro nemico è piuttosto un attore di cui l’universo si serve per renderci consapevoli di ciò che siamo e di ciò che possiamo diventare, se con umiltà e serietà  ci assumiamo, in bene e in male, la responsabilità di tutto ciò che ci accade.

Tutto ha un senso: non esistono gli errori, i fallimenti, gli sbagli, le cadute… siamo noi che bolliamo negativamente tutto ciò che ci capita e ci ostiniamo a non capire che quelli che definiamo errori e fallimenti diventano le vere soluzioni al nostro problema, se solo vengono consapevolizzati e se si attinge da essi l’unica cosa che conta veramente: la preziosa lezione di vita che ci hanno trasmesso.

Se ci rifiutiamo di apprendere le lezioni che l’Universo e il nostro sé divino vogliono trasmetterci, continueremo a trovarci sempre nelle stesse identiche situazioni spiacevoli.

“Un Guerriero approfitta di qualsiasi opportunità per imparare Un guerriero della luce sa che alcuni momenti si ripetono. Spesso si ritrova davanti a problemi e situazioni che ha già affrontato. Allora si sente depresso e pensa di essere incapace di progredire nella vita, giacché, i momenti difficili si sono ripresentati. “Questo l’ho già passato”, si lamenta con il suo cuore. “È vero, l’hai vissuto”, risponde il cuore. “Ma non l’hai mai superato”. Il guerriero allora comprende che il ripetersi delle esperienze ha un’unica finalità: insegnargli quello che non vuole apprendere” – Paulo Coelho

Anche se ciò che ci capita ci procura dolore, sofferenza e disagio, dobbiamo accettarlo con gratitudine, senza esprimere giudizi e senza colpevolizzare nessuno, perché ciò che ci accade può renderci persone migliori e più consapevoli.


“Il guerriero della luce ha sempre bene in mente un brano di John Bunyan: “Benché abbia passato tutto quello che ho passato, non mi pento dei problemi che mi sono creato, perché mi hanno portato fin dove desideravo arrivare. Adesso, tutto ciò che possiedo è questa spada e la consegno a coloro che vogliono procedere nel proprio pellegrinaggio. Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti: sono le testimonianze di ciò che ho vissuto e le ricompense per quello che ho conquistato. Sono questi segni e queste cicatrici amate che mi apriranno le porte del Paradiso” – Paulo Coelho


Il dolore di ieri può diventare la nostra forza, il nostro scudo, la nostra gioia e serenità interiore, se solo comprendiamo che niente è perduto e che la vita ci offre sempre una seconda opportunità.

“Il guerriero della luce sa perdere. Egli non tratta la sconfitta con indifferenza, pronunciando frasi come : “Be’ non era importante”. Accetta la sconfitta e non tenta di trasformarla in vittoria. Patisce il dolore delle ferite e sa che rinascerà più forte di prima” – Paulo Coelho

Non bisogna temere le sconfitte perché nessuna sconfitta è tale se abbiamo fatto tesoro della lezione di vita che ci ha trasmesso.

“Molte volte la sconfitta bussa alla porta del Guerriero.  In quei momenti, egli rimane in silenzio. Non spreca energia con le parole, perché le parole non possono fare niente. È meglio usare le forze per resistere e pazientare…”

Le parole non servono, non utilizziamole per giudicare e colpevolizzare noi stessi e gli altri, anche se l’altro è stato causa del nostro dolore e della nostra sofferenza, ha comunque, contribuito a renderci ciò che siamo.

L’Universo non ci priverà mai di ciò che desideriamo, se con umiltà sapremo accettare le lezioni che ci trasmette

Quando si vuole una cosa, l’ Universo intero trama a favore. Il Guerriero della Luce lo sa. Per questa ragione, presta grande attenzione ai propri pensieri. Ha il coraggio di guardare le ombre della propria anima, e si domanda se non stia desiderando qualcosa di sbagliato.”

Sì, il guerriero della luce conosce le leggi che regolano l’universo e sa che ogni cosa avviene per il nostro bene: tutto ciò che ci capita è il meglio per noi e per questo motivo il guerriero della luce “non giudica mai il mondo in base al concetto di giusto o sbagliato”, non colpevolizza gli altri, non punta il dito.

È vero, in tutti i rapporti più o meno belli, più o meno intimi, non mancano momenti caratterizzati da incomprensione, diverbi, conflitti…

In questi casi anziché puntare il dito, anziché chiederci di chi è la colpa o chi è il responsabile, è più saggio chiederci cosa fare per risolvere il problema, cosa fare perché quanto successo si trasformi in una lezione di vita.

Se poi sentiamo proprio il bisogno di aggredire qualcuno, ebbene aggrediamo il problema e non la persona.

Le nostre parole non devono essere parole di condanna e di accusa, ma di comprensione, di accettazione e fiducia.

Non sottovalutiamo il potere delle parole, a volte pensiamo ingenuamente che il nostro emettere continuamente giudizi nei confronti di tutto e di tutti non danneggi nessuno o solo la persona contro cui sono diretti, ma non è così.

Le parole sono energia e influenzano la materia, creano la nostra realtà, per cui ogni volta che esprimiamo un giudizio o una critica, inviamo vibrazioni negative che per effetto boomerang torneranno al mittente attirando altre situazioni che ci spingeranno a criticare ed essere criticati.

“Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?” – Matteo 7:1-3

Siamo tutti quanti esseri imperfetti, consapevoli di questo dobbiamo lavorare reciprocamente per costruire, non per demolire.

Il nostro tempo e le nostre energie devono essere indirizzate non verso il giudizio e la critica, ma verso la soluzione del problema indipendentemente da chi è il colpevole o il responsabile.

Il litigio, il conflitto, l’incomprensione non sono di per sé un problema, lo diventano solo se ci sfugge che possiamo sfruttarli a vantaggio di una evoluzione interiore reciproca.

Ogni incomprensione e litigio può diventare un momento di crescita, se solo lo vogliamo e se abbiamo l’umiltà di riconoscere che il conflitto con l’altro ci sprona a diventare persone migliori.


“Non puoi sviluppare carattere leggendo libri. Il carattere si sviluppa con il conflitto” – Leonard Ravenhill

“La virtù si rammollisce se non ha chi la contrasti, e solo quando dimostra quale peso può reggere rivela la sua grandezza e la sua forza”- Seneca

“Abbiamo attribuito significati negativi a parole come crisi, conflitto… quando, invece, sarebbe più corretto definirle “opportunità”, poiché un sistema privo di tali elementi non avrebbe né crescita, né sviluppo, né vita” – Vincenzo Raucci


Non demonizziamo, dunque, i conflitti, ma usiamoli per accrescere la nostra virtù.

Il contenuto di questo post è attinto dal libro “Costruire relazioni vincenti”

relazioni vincenti

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