L’amicizia secondo Fred Uhlman dal libro “L’amico ritrovato”

“Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato.

Fino al giorno del suo arrivo io non avevo amici. Nella mia classe non c’era nessuno che potesse rispondere all’idea romantica che avevo dell’amicizia, nessuno che ammirassi davvero o che fosse in grado di comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e di abnegazione, nessuno per cui avrei dato volentieri la vita …

Amicizia secondo Fred Uhlman

Ho esitato un po’ prima di scrivere che “avrei dato volentieri la vita per un amico”, ma anche ora, a trent’anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia

I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé l’innocenza soffusa di ingenuità, una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita...

Tre giorni dopo, il quindici marzo, una data che non dimenticherò più, stavo tornando da scuola. Era una sera primaverile, dolce e fresca. I mandorli erano in fiore, i crochi avevano già fatto la loro comparsa, nel cielo si mescolavano il blu pastello e il verde mare.

Davanti a me vidi Hohenfels; pareva esitare come se fosse in attesa di qualcuno. Rallentai, avevo paura di oltrepassarlo, ma dovetti comunque proseguire perché sarebbe stato ridicolo non farlo e lui avrebbe potuto fraintendere la mia decisione. L’avevo quasi raggiunto, quando si voltò e sorrise.

amicizia secondo Fred Uhlman

Poi con un gesto stranamente goffo e impreciso, mi strinse la mano tremante. “Ciao, Hans”, mi disse e io all’improvviso mi resi conto con un misto di gioia, sollievo e stupore che era timido e come me bisognoso di amicizia. Non ricordo più ciò che mi disse quel giorno, né quello che gli dissi io.

Tutto quello che so è che, per un’ora, camminammo avanti e indietro come due giovani innamorati, ancora nervosi, ancora intimiditi. E tuttavia io sentivo che quello era solo l’inizio e che da allora in poi la mia vita non sarebbe stata vuota e triste, ma ricca e piena di speranza per entrambi.

Da quel giorno fummo inseparabili. All’uscita della scuola tornavamo a casa insieme, abitavamo nella stessa direzione e ogni mattina lo trovavo immancabilmente ad aspettarmi.

All’inizio i nostri compagni rimasero stupiti, ma in seguito presero sul serio la nostra amicizia, salvo Bollacher, che ci soprannominò “Castore e Polluce”.

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