Amicizia – Michel Montaigne (dal libro “Saggi”)

Del resto, quelli che chiamiamo abitualmente amici e amicizie, sono soltanto dimestichezze e familiarità annodate per qualche circostanza e vantaggio, per mezzo di cui le nostre anime si tengono unite.

Nell’amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono l’una con l’altra in un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la connessura che le ha unite.

Se mi si chiede di dire perché l’amavo, sento che questo non si può esprimere se non rispondendo: ‘Perché era lui; perché ero io’.

C’è, al di là di tutto il mio discorso, e di tutto ciò che posso dirne in particolare, non so qual forza inesplicabile e fatale, mediatrice di questa unione.

Ci cercavamo prima di esserci visti e per quel che sentivamo dire l’uno dell’altro, il che produceva sulla nostra sensibilità un effetto maggiore di quel che produca secondo ragione quello che si sente dire, credo per qualche volontà celeste: ci abbracciavamo attraverso i nostri nomi.

E al nostro primo incontro, che avvenne per caso, in occasione di una grande festa e riunione cittadina, ci trovammo tanto uniti, conosciuti e legati l’uno all’altro, che da allora niente fu a noi tanto vicino quanto l’uno all’altro…

Le nostre anime hanno camminato così unite, si sono considerate con affetto tanto ardente, e con pari affetto si sono scoperte l’una all’altra fin nel più profondo delle viscere, che non solo io conoscevo la sua come la mia, ma certo mi sarei più volentieri affidato a lui che a me stesso…

Amicizia - Michel Montaigne

Se confronto tutto il resto della mia vita, che pure per grazia di Dio, mi è trascorsa dolce, facile e, salvo la perdita di un tale amico, esente da gravi dolori, piena di tranquillità di spirito, essendomi accontentato dei miei agi naturali e originari senza cercarne altri; se la confronto, dico, tutta quanta ai quattro anni in cui mi è stato dato di godere della dolce compagnia e familiarità di quell’uomo, essa non è che fumo, non è che una notte oscura e noiosa.

Da quando lo persi, non faccio che trascinarmi languente; e perfino i piaceri che mi si offrono, invece di consolarmi, mi raddoppiano il dolore della sua perdita. Di ogni cosa facevamo a metà; mi sembra di sottrargli la sua parte…

Ero già così assuefatto e abituato ad essere in due dappertutto, che mi sembra di non essere più che a metà…

Non c’è azione o pensiero in cui non senta la sua mancanza come egli avrebbe sentito la mia. Infatti, come mi superava di gran lunga in ogni altra dottrina e virtù, così faceva nel dovere dell’amicizia…

Tratto dall’opera Saggi Leggi un estratto

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