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Dipendenza emotiva: sai cos’è?

dipendenza emotiva

Dalla dipendenza emotiva all’indipendenza

 

Che differenza passa tra dipendenza emotiva e indipendenza? Devi sapere che il cammino verso la maturità si articola in tre fasi: la prima è quella della “dipendenza”, obbligatoria per tutti, poiché inevitabilmente vissuta nei primi anni di vita durante i quali, ogni bambino è totalmente dipendente dagli adulti sia per i suoi bisogni di sussistenza che per quelli emotivi.

Crescendo, il bambino inizia ad acquisire una sua indipendenza: impara a mangiare e a lavarsi da solo, fino a che, anno dopo anno, si affranca completamente dalla famiglia, allontanandosi da casa e mantenendosi da solo. Fino a questo livello di indipendenza arrivano più o meno tutti, chi prima e chi dopo.

Non tutti però riescono a raggiungere l’indipendenza emozionale: moltissimi adulti, anche se fisicamente prestanti o con ruoli di responsabilità in famiglia o nella società, rimangono totalmente dipendenti dagli altri per quanto riguarda l’approvazione, il giudizio, il sentirsi dire «bravo», la soddisfazione dei propri bisogni e valori.

Differenza tra dipendenza emotiva e indipendenza

Una persona può dirsi veramente indipendente quando non ha più alcun tipo di dipendenza nei confronti delle persone che la circondano, né fisica, né psicologica. Può cioè vivere una vita felice e soddisfacente anche da sola.

La dipendenza emotiva si riferisce al «tu» («tu ti devi prendere cura di me», «tu mi fai arrabbiare», «tu dovevi occuparti di questo»). L’indipendenza si riferisce all’«io» («io ho cura di me stesso», «io sono responsabile di ciò che mi accade e delle mie reazioni alle sollecitazioni esterne», «io mi dovevo occupare di questo»).

L’indipendenza emotiva porta a non lasciarsi «devastare» dalle opinioni negative che altri possono avere sul nostro conto. Lasciarsi contrariare eccessivamente dalle opinioni altrui o snaturare i propri comportamenti per poter ottenere gratificazioni o consensi, sono indici evidenti di dipendenza emotiva.

Ciò non significa che un complimento non debba far piacere. Naturalmente fa star bene sentirsi dire «bravi» e gratifica anche colui che è emotivamente indipendente. Ma una cosa è che faccia piacere, una cosa è averne bisogno per sentirsi bene.

La persona emotivamente indipendente rimane in equilibrio sia che riceva un complimento sia che non lo riceva, consapevole del proprio valore a prescindere dal giudizio altrui. L’indipendenza emotiva comporta il fatto che si sia autonomi nel pensare e nel creare le proprie opinioni e che si sia intimamente soddisfatti del risultato delle proprie azioni, che altri ce lo dicano o meno.

Se la persona dipendente è continuamente proiettata verso l’esterno in cerca di conferme e sicurezze, la persona indipendente è centrata, è dentro di sé, è proiettata verso l’interno. Ovviamente questo non significa evitare di creare rapporti con altre persone e rompere ogni relazione con l’esterno, facendo riferimento solo a se stessi.

dipendenza emotiva- tratto dal libro "Leader di te stesso"

 

Il salto di qualità: dall’ indipendenza all’interdipendenza

A questo punto siamo pronti per un ultimo salto di qualità, quello che riproietta l’individuo all’esterno permettendogli di mantenere la sua centratura: l’interdipendenza, ovvero il decidere di unirsi sinergicamente a qualcuno e combinare le proprie caratteristiche con quelle di altri per fare qualcosa che da soli non avremmo mai potuto realizzare.

Dal «tu» siamo passati all’«io»: ora, il pronome personale dell’interdipendenza diventa il «noi». Noi insieme possiamo farlo, noi insieme decidiamo di dare il meglio per compiere quest’opera che nessuno dei due da solo potrebbe realizzare.

L’interdipendenza è la filosofia di vita della squadra, del team, dell’organizzazione. Essere interdipendenti significa riconoscere che fa piacere essere amati e gratificati, anche se non si cade in depressione se questo manca; significa essere consapevoli del valore delle proprie idee, ma anche di quelle degli altri; vuol dire sentirsi liberi di condividere se stessi con gli altri senza sentirsi minacciati, aprendo il cuore e le potenzialità alle persone che sono state scelte come compagni di strada.

Spesso le persone confondono l’interdipendenza con la dipendenza. Questa scarsa comprensione è tendenzialmente dovuta a una scarsa conoscenza: se ci guardiamo intorno sono pochi i rapporti davvero interdipendenti, soprattutto nell’ambito delle coppie.

dipendenza emotiva

Siamo molto più avvezzi a relazioni in cui uno dei due guida la coppia e l’altro segue o, peggio ancora, dove due persone che non sono in grado di reggersi in piedi da sole, si appoggiano l’una all’altra per ottenere un mediocre risultato di stabilità.

Ritengo che per questo motivo l’essere «single» stia diventando così di moda: piuttosto che chiudersi in un rapporto che le limita nella propria libertà, di scelta e di azione, dove l’altro viene vissuto come una palla al piede e dove spesso l’iniziale momento di euforia viene rapidamente sostituito da tante emozioni negative, molte persone preferiscono di gran lunga rimanere sole.

Non si può creare un rapporto di interdipendenza se non si è diventati prima indipendenti emotivamente. Persone dipendenti tenderanno inevitabilmente a creare rapporti di dipendenza reciproca. In un rapporto interdipendente due individui scelgono liberamente e consapevolmente di stare insieme, perché sanno che, a fronte delle rinunce che implica l’adattarsi agli altri, potranno insieme dare vita a una sinergia: una relazione in cui i singoli valori, anziché sommarsi, vengono moltiplicati esponenzialmente dall’unione.

Sanno che da soli potrebbero farcela benissimo, ma decidono che insieme a qualcun altro è molto meglio. Mi piace pensare a un rapporto di coppia come a due ciclisti in fuga, i quali, per viaggiare più velocemente verso il traguardo, si alternano al comando, un po’ tirando e un po’ facendosi tirare dal compagno, con il risultato che in due riescono a mantenere una velocità di crociera ben superiore a quella che avrebbero potuto tenere da soli.

In una coppia non dovrebbe mai esistere un solo leader, ma due, che si alternano alla guida a seconda delle circostanze e delle necessità, che si supportano e si stimolano a vicenda, che danno e ricevono in ugual misura.

Chi è leader di se stesso desidera unirsi ad altri leader, a persone che possano correre veloci insieme a lui, invece che rallentarlo. Una dote di tutti i grandi leader è infatti quella di circondarsi di persone dotate di altrettanta leadership e con le quali poter condividere la responsabilità del progetto e poter insieme portarlo a compimento.

Hai compreso la differenza tra dipendenza emotiva, indipendenza e interdipendenza? Pensi che nella nostra società prevalga la dipendenza emotiva o l’indipendenza? Conoscevi la definizione di “interdipendenza”? Lascia pure il tuo commento, se lo desideri, sarà apprezzato. A presto!

Tratto dal libro “Leader di te stesso”

 

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