i chiodi nella staccionata

 I chiodi nella staccionata

“…C’era una volta un ragazzo con un brutto carattere. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.

Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato. Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.

Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.

Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno. I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.

Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: “Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima.

Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita. Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà…”.

Non sempre i chiodi lasciano i buchi

La storia della staccionata si applica prioritariamente ai rapporti con le persone con le quali siamo quotidianamente a contatto cioè ai rapporti intimi.

È infatti  nei rapporti intimi, nei rapporti con le persone che più amiamo che nascono diverbi e incomprensioni che a lungo andare (tolti i chiodi) possono lasciare ferite (i buchi della staccionata).

Nei legami meno stretti è  facile controllarsi e mantenere una certa impeccabilità  perché si tratta di contatti sporadici, occasionali, mentre invece  nei rapporti intimi  l’arte dell’impeccabilità viene ogni giorno messa duramente alla prova. Perché?

Perché bisogna fare i conti con la quotidianità, la routine, la natura imperfetta del nostro Ego, il carico di problemi nostro e dell’altra persona, la differenza di indole … con un insieme di elementi insomma che piano piano contribuisce a smorzare l’entusiasmo e la freschezza del rapporto iniziale.

Certo si vuole sempre bene alla persona che abbiamo accanto (amico, patner…), ma sentiamo che qualcosa è cambiato.

Il cambiamento fa parte della vita, tutto cambia, tutto è in continua evoluzione, niente è permanente, fisso, statico: cambiamo noi, cambiano gli altri e cambiamo le circostanze di vita, non può essere altrimenti.

Ma allora questi benedetti rapporti sono per forza di cose destinati ad appiattirsi e a generare contrasti e ferite? Siamo davvero condannati a vedere la nostra staccionata piena di buchi?

i chiodi nella staccionata

Assolutamente no! È  vero che tutto è in evoluzione e che il cambiamento fa parte della vita, ma il cambiamento non dovrebbe mai intaccare e snaturare la bellezza  di un rapporto.

Il cambiamento può determinare mille varianti nel modo di vivere un rapporto, ma non può e non deve portare a un deterioramento e a una perdita della bellezza iniziale.

Amore e impegno fanno la differenza

Si cambia certo, ma il rapporto va comunque curato, difeso, salvaguardato. È come un fiore, ogni giorno sarà diverso: crescerà, muterà aspetto, cambierà  forma,  sfumatura di colori, aspetto generale, ma conserverà sicuramente la sua bellezza, se ci sarà cura quotidiana, AMORE ed IMPEGNO.

 Amore ed impegno costituiscono i due elementi cardini del successo di un rapporto e l’uno non può prescindere dall’altro.

“L’amore copre una moltitudine di peccati” (I Pietro 4:3)

L ’amore è paziente e benevolo… non si inasprisce, non addebita il male… sopporta ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa… l’amore non viene mai meno” (I Corinzi 13: 4-10).

L’amore guida alla comprensione, ci rende sensibili alle esigenze dell’altro, inclini a venirsi incontro reciprocamente e quindi permette di superare ogni incomprensione e aiuta a capire che lo scontro costituisce una preziosa  occasione di confronto, di crescita interiore, occasione per capire meglio noi stessi e per modellarci grazie al confronto con l’altro.

L’amore può veramente coprire una moltitudine di peccati e sanare ogni tipo di ferita: non c’è contrasto, non c’è conflitto che non si possa risolvere se ci lasciamo guidare dall’amore, se lasciamo che ad agire sia l’anima e non il nostro ego.

i chiodi nella staccionata

L’anima è guidata dall’amore, l’ego  è guidato dall’imperfezione, alimentato dai pensieri negativi della mente e  manovrato dall’Avversario che sfrutta  le nostre imperfezioni  per indurci a ferire, offendere, attaccare gli altri.

Attenti a non abbassare la guardia

 

Tutte quelle volte che abbassiamo la guardia e non teniamo sotto controllo l’ego diamo luogo all’Avversario  il quale si serve di certe circostanze per esasperarci e far emergere il nostro lato oscuro ed ecco che da angeli quali pensavamo di essere ci ritroviamo a comportarci da demoni proprio  con le persone che più amiamo, con le persone con le quali siamo più in intimità.

Solitamente in questi frangenti, addebitiamo all’altro la colpa di averci esasperato così tanto da determinare la nostra metamorfosi.

Ma può un angelo trasformarsi in demone? Può una persona che solitamente è dolce e amorevole trasformarsi sotto pressione in tutt’altra persona? Sì, se abbassiamo la guardia e se lasciamo che l’Ego e il suo padrone, cioè  l’Avversario, abbiano la meglio su di noi: “La semplice oppressione può fare agire stoltamente anche la persona più saggia” (Ecclesiaste 7:7 )

“L’oppressione” cioè il momento di prova e di esasperazione può aiutarci  a capire su quali lati della nostra personalità dobbiamo intervenire e lavorare, perché se certi atteggiamenti sono venuti a galla e sono stati  manifestati è perché sono presenti in noi e vanno estirpati con pazienza e amore.

Dobbiamo quindi prendere atto che sotto pressione sono emersi lati non belli della nostra personalità e dobbiamo fare in modo che questo non si ripeta, lavorando su di noi.

È come il diamante che sottoposto al fuoco si libera dalle sue impurità. Se il diamante non è raffinato dal fuoco non potrà mai liberarsi dalle sue impurità: resterà  pietra grezza, non diventerà mai pietra preziosa.

Il rapporto con l’altro può allora diventare un’amorevole palestra di vita che ci aiuterà a  sviluppare belle qualità, ci permetterà di guardarci dentro e lavorare sulle nostre debolezze, semmai queste dovessero affiorare.

Non dimentichiamo mai inoltre che è nei rapporti intimi, nei rapporti con le persone che più amiamo che possiamo capire come siamo veramente e modellarci.

Perché allora non servirsi dell’altro per  impreziosire il diamante della nostra anima? Perché non usare la pietra che ci ha fatto inciampare per edificare anziché demolire?

Certo occorre umiltà e impegno: l’umiltà ci permetterà di capire che dobbiamo lavorare ancora su di noi se vogliamo diventare veramente preziosi, mentre l’impegno ci permetterà di risanare ciò che va risanato, di recuperare il terreno perduto e ci aiuterà soprattutto a mantenere intatta  e custodire giornalmente la bellezza del rapporto.

Logicamente per fare questo bisogna essere in due: impegno, amore e umiltà devono essere manifestati da entrambe le parti  e solo in questo caso ci si accorgerà che i chiodi non solo non hanno lasciato buchi, ma hanno reso ancora più bella la staccionata.

Kintsugi letteralmente significa “ riparare con l’oro”, è una tecnica utilizzata dai giapponesi per riparare il vasellame rotto attraverso l’unione dei cocci con della resina che fa da collante e che viene mescolata ad oro, argento e platino.

Vaso riparato con  la tecnica Kintsugi

Tecnica Kintsugi

Perché allora non adottare la tecnica Kintsugi? “Kintsugi letteralmente significa “ riparare con l’oro”, è una tecnica utilizzata dai giapponesi per riparare il vasellame rotto attraverso l’unione dei cocci con della resina che fa da collante  e che viene mescolata a metalli preziosi: oro, argento e platino.

Questo procedimento permette di ottenere degli oggetti non solo  preziosi, perché viene impiegato dell’oro, ma anche belli artisticamente perché  ogni vaso riparato presenta un  intreccio di linee dorate unico ed  irripetibile in quanto si conforma alla casualità delle crepe.

Tale tecnica nasce dalla convinzione, molto radicata nella mentalità giapponese che  dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.

Le crepe, quindi, anziché essere camuffate e nascoste vengono valorizzate, messe in evidenza con orgoglio perché quelle crepe assurgono a simbolo di ciò che avviene spesso nella vita: spaccature, scissioni, tempeste forse ci hanno costretto a intraprendere nuovi percorsi di vita, a operare cambiamenti, a lavorare su di noi, ma sono spaccature che grazie ad impegno, amore e pazienza sono state superate e ci hanno reso persone migliori ed è per questo che vanno ricordate perché hanno contribuito a impreziosire il rapporto, a renderlo più profondo e spirituale.

Quindi non è affatto vero che un vaso rotto non sarà mai più come prima, i Giapponesi ci insegnano che un vaso rotto può diventare più bello di prima perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato, ma rinsaldato con più forza diventa più prezioso di prima.

Il contenuto di questo post è attinto dal libro “Costruire relazioni vincenti”

relazioni vincenti

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1 commento
  1. BestJeremy
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