i pensieri non sono nostri

I pensieri non sono nostri, ma generano emozioni

Il pensiero genera emozioni  e le emozioni causano sofferenza. Quante volte durante la notte siamo stati svegliati da pensieri molesti che ci hanno impedito di riprendere sonno.

Quante volte pensare a errori, debolezze, imperfezioni, delusioni … si è trasformato in una sorta di chiodo fisso. Sembra proprio che non possiamo fare a meno di tormentarci con pensieri negativi.

Ci crogioliamo, anneghiamo e ci perdiamo in pensieri che causano disagio e sofferenza interiore e tutto questo avviene in maniera meccanica e involontaria: non vogliamo questi pensieri, ma siamo costretti a subirli. Ma se questi pensieri non partono da noi, da cosa sono generati?

Giulio Cesare Giacobbe lo spiega in maniera egregia: “Il pensiero involontario altro non è che la manifestazione della tensione derivante da traumi registrati nella nostra memoria. Le aggressioni, le ansie, le paure, le perdite, gli insuccessi, le insicurezze che noi abbiamo vissuto, rimangono incisi nella nostra memoria e si ripresentano sotto forma di pensieri che richiamano e riproducono quelle emozioni. La cosa che bisogna assolutamente capire e non dimenticare mai è che il pensiero che ci dà sofferenza è il prodotto automatico della tensione registrata nella nostra memoria”.

Questa memoria  è il nostro INCONSCIO, quella parte della nostra mente che si distingue dalla mente conscia.

  • Ragionamento logico
  • pensiero consapevole                   = MENTE CONSCIA
  • azioni volontarie

i pensieri non sono nostri

  • azioni involontarie
  • pensieri automatici
  • emozione                                            = MENTE INCONSCIA
  • fantasie
  • sogni
  • istinti
  • credenze inconsce
  • intuito
  • memoria inconscia (tutto ciò che non riusciamo a ricordare)

Il nostro inconscio è come un disco che ha registrato ogni nostro pianto, ogni nostro dispiacere, ogni nostra ferita e anche se noi avvertiamo forte il desiderio di dimenticare e talora pensiamo di esserci riusciti, lui è là a registrare, incidere solchi, ricordare,  rivangare. Mantiene fresche le nostre piaghe e ce le ripropone sotto forma di  pensieri, proprio quei pensieri involontari che non vorremmo avere e che invece ci troviamo costretti a subire.

Cosa fare allora per controllare il pensiero?

Due le vie da seguire: l’osservazione distaccata e la sostituzione dei pensieri involontari negativi con pensieri volontari positivi. L’osservazione distaccata consiste nel monitorare i nostri pensieri evitando di identificarci con essi, evitando di assumerli come nostri.

“Fratelli, fate lo sforzo di guardare dentro voi stessi, concentrate la vostra attenzione sul vostro pensiero, osservate come esso nasce, cresce e muore, come esso è impermanente e come i suoi fantasmi non sono reali.

Fratelli, facendo lo sforzo di guardare dentro di voi stessi vi libererete dai fantasmi del vostro pensiero. Allora la vostra attenzione potrà rivolgersi alla realtà che vi circonda ed essa si rivelerà a voi in tutta la sua bellezza e la sua gioia. Scoprirete che nella realtà non vi è sofferenza: la sofferenza è soltanto nel vostro pensiero…

Osservate con distacco i vostri pensieri come osservate con distacco il volo lontano degli uccelli nella pace della sera. Imparate dalla terra: se la si cosparge di fiori fragranti o la si ricopre di feci, la terra riceve ogni cosa con equanimità, senza preferenze o avversioni. Quando nasce un pensiero, piacevole o spiacevole, non fatevene intrappolare e non diventatene schiavi.

Osservatelo con distacco e lasciatelo andare: esso non crescerà dentro di voi e non produrrà il frutto avvelenato della sofferenza. Se voi fate crescere i vostri pensieri, essi divengono potentissimi e si impadroniscono di voi e vi rendono schiavi.

Osservando con distacco il vostro pensiero, voi scoprirete una grande insospettata verità: che il vostro pensiero non è il prodotto della vostra volontà, ma è una pianta autonoma e indipendente da voi, alimentata dal vostro attaccamento e che le sue radici affondano nella vostra paura. Praticando l’osservazione distaccata del pensiero, i pensieri vani cesseranno e voi dimorerete nella pura coscienza” (Siddharta Gautama).

Un altro strumento efficace per il controllo del pensiero consiste nel sostituire il pensiero involontario negativo con un pensiero positivo. Non possiamo nello stesso istante pensare a qualcosa di positivo e di negativo, non è nelle nostre facoltà concentrarci contemporaneamente su due cose differenti, o accogliamo l’uno o accogliamo l’altro pensiero, non tutti e due  e questo rappresenta un grosso vantaggio perché nel momento in cui si affaccia un pensiero negativo possiamo sforzarci di sostituirlo con un pensiero  positivo, è come passare da un canale all’altro  per poi sintonizzarci su un canale di nostra preferenza.

Forse tale esercizio non darà subito i suoi frutti, ma con la pratica e col tempo, ci accorgeremo che sarà sempre più facile  controllare il nostro pensiero. Se usate PERSEVERANZA , DETERMINAZIONE e PAZIENZA  i risultati non tarderanno ad arrivare.

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