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Il potere della visualizzazione: sai cos’è?

il potere del pensiero e della visualizzazione

il potere della visualizzazione

Fai tuo il potere della visualizzazione

“La nostra mente non distingue un’esperienza vividamente immaginata da un’esperienza realmente vissuta” –  Maxwell Maltz

Siamo i timonieri della nostra nave. Un medico americano, Maxwell Maltz, sviluppò una nuova tecnica psicologica che battezzò psicocibernetica, ovvero l’arte e le tecniche per manovrare la nostra mente, visto che la cibemetica è un scienza meccanica che studia il movimento delle macchine (in greco kybernétes significa «timoniere»).

Maltz, che era un chirurgo plastico, osservò come, dopo un’operazione con cui veniva modificato il loro aspetto fisico, molte persone subissero anche sensibili cambiamenti caratteriali, quasi il ritocco estetico le avesse aiutate a diventare più sicure e più forti. Ma notò anche che altre, per quanto sottoposte a interventi che ne miglioravano notevolmente l’immagine, continuavano a sentirsi brutte o sfigurate e a comportarsi di conseguenza, come se negassero quei cambiamenti fisici che chiunque poteva vedere.

Maltz arrivò dunque alla conclusione che ognuno di noi percepisce se stesso secondo una propria autoimmagine, e la ribattezzò, appunto, «Immagine dell’Io». Stiamo parlando, per intenderci, del meccanismo per cui una persona anoressica, che tutti vedono esageratamente sotto peso, si vede e si sente comunque grassa. La realtà esterna conta molto poco rispetto a quella interna, alla visione che si ha di se stessi.

Maltz fu uno dei primi a scoprire e divulgare il fatto che la nostra mente può essere utilizzata da noi esattamente come una macchina, pilotandola nella direzione che noi scegliamo e facendo sì che dia le prestazioni che noi vogliamo.

Il nostro cervello e il nostro sistema nervoso, infatti, uniti insieme costituiscono un complesso meccanismo volto verso uno scopo, quello che Maltz definisce un «servomeccanismo» creativo che viene usato dalla mente per portarci verso la meta prefissa. Si potrebbe paragonarlo a una specie di pilota automatico, che, una volta impostato, ci porta là dove gli abbiamo indicato.

Il raggiungimento o meno della meta, ovvero il successo o l’insuccesso, dipendono da come noi, i timonieri, abbiamo impostato il nostro pilota automatico. Ma per poter dare le coordinate giuste dobbiamo esserne noi stessi a conoscenza: chi ha vissuto il successo, lo desidera e pensa sinceramente di meritarselo, darà alla sua mente precise coordinate, ben diverse da quelle di chi conosce l’insuccesso.

I successi o gli insuccessi che abbiamo sperimentato sono ciò che forma il nostro sistema di credenze e il nostro filtro per la realtà, divenendo il nostro sistema di coordinate inconsce per tutte le destinazioni che vogliamo raggiungere nella vita.

il potere della visualizzazione

Ma poiché il nostro sistema nervoso non riesce a stabilire la differenza tra un’esperienza vissuta oggettivamente e una solo immaginata nei suoi dettagli, possiamo cambiare le nostre coordinate e trasformarle in altre, grazie alle quali il nostro pilota automatico ci condurrà al successo.

Come? Immaginando la nostra meta desiderata così vividamente da far vivere al cervello la sua realizzazione anticipatamente, in un’esperienza che è sì «virtuale», ma che è comunque in grado di creare, nella mente, un engramma (traccia mnemonica) identico a quello che si sarebbe creato se quell’esperienza l’avessimo vissuta realmente. Questo è l’incredibile potere dell’immaginazione!

I pensieri non si dissolvono nell’aria, ma lasciano sempre e comunque una traccia nel nostro cervello. Dobbiamo essere più consapevoli che queste tracce hanno degli effetti concreti importanti sulla vita di tutti i giorni.

Lo studente che nei giorni precedenti un esame che lo preoccupa moltissimo, immagina ripetutamente la scena di se stesso che va nel pallone alla prima domanda difficile, si troverà ad affrontare l’esame con l’immagine del fallimento già ben chiara nei suoi pensieri.

A quel punto il suo cervello tenderà a percorrere la relativa «autostrada» neurologica che è stata creata, poiché di suo è portato a replicare automaticamente ciò che già conosce, privilegiando le strade note e battute più di recente. Perciò, con tutta probabilità, quello studente arriverà davanti al professore agitatissimo e, avendo già vissuto il fallimento innumerevoli volte, «esperto» nel fallire.

Come potrà andare quell’esame? Di certo alla prima difficoltà la «profezia» si avvererà, lo studente andrà nel pallone e verrà miseramente bocciato, cosa facilmente prevedibile.

Gli stessi meccanismi possono essere, però, utilizzati a nostro vantaggio nel momento in cui impariamo a prenderne il controllo.

Sostituendo le immagini mentali di insuccesso che hanno preceduto l’esame con pensieri di successo, lo studente non avrebbe sicuramente modificato la sua preparazione oggettiva e le sue conoscenze specifiche sugli argomenti, ma avrebbe potuto sicuramente cambiare notevolmente la sua preparazione psicologica e quindi lo stato d’animo con il quale affrontare l’esame.

Con uno stato d’animo più produttivo avrebbe avuto accesso a risorse diverse e, di conseguenza, a comportamenti diversi. In poche parole, se si fosse presentato con più tranquillità e sicurezza all’esame, avrebbe di certo avuto una lucidità mentale diversa e sarebbe stato in grado di comunicare in maniera più efficace i contenuti studiati.


«Non tiro mai un colpo senza averlo prima ben visualizzato in mente. Prima di tutto vedo dove voglio mandare la palla. Poi vedo la palla che ci va, la sua traiettoria e il suo atterraggio. L’immagine successiva sono io che prendo lo slancio che trasformerà le immagini precedenti in realtà» – Jack Nicklaus (golfista)


Visto che le nostre immagini mentali sono così importanti ai fini di ciò che creiamo, imparare a utilizzarle può essere di fondamentale importanza.

Prima di una qualsiasi performance, sia essa sportiva, lavorativa o di qualunque tipo, regalarsi qualche minuto per creare in anticipo l’esperienza nella nostra mente esattamente come vorremmo che accadesse, inizierà a condizionare in positivo il risultato, creando degli engrammi che, quanto più saranno marcati, tanto più verranno ripercorsi durante la prestazione vera.

Un enorme vantaggio della visualizzazione è che è molto più veloce dell’effettiva esecuzione fisica di un’esperienza — che può richiedere anche qualche ora al giorno — e permette così di apprendere molto più velocemente.

Uno sportivo può immaginare decine di volte nell’arco di pochi minuti la gara che dovrà svolgere, come un professionista può figurarsi mentre tiene il suo importante discorso in pubblico.

Non per tutti visualizzare risulta facile. Per alcuni è immediato chiudere gli occhi e vedere il frutto della propria immaginazione creativa come se fosse proiettato su uno schermo cinematografico, anzi, riescono a vedere nitidamente e a colori immagini ricche di dettagli.

Per altri risulta frustrante cercare di farlo: spesso si ritrovano letteralmente a brancolare nel buio! Se sei una di queste ultime persone, non preoccuparti. Riuscire a guidare questo processo consapevolmente è solo questione di esercizio e applicazione.

Impegnati poco per volta senza volere tutto subito e non ci saranno problemi. Il semplice sforzo di visualizzare, anche quando all’apparenza risulta vano, dà comunque il risultato desiderato in termini di condizionamento mentale.

Per esercitare la tua abilità di visualizzazione, la cosa più importante da fare è farlo. Chiudi gli occhi e lascia andare la tua mente. Puoi esercitarti a creare immagini nuove, così come a recuperare ricordi dall’archivio della tua memoria.

Tratto dal libro di Roberto Re “Leader di te stesso”

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