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Può la tua disgrazia diventare la tua fortuna? Assolutamente sì

Una disgrazia può rivelarsi una fortuna

“C’era una volta in un lontano paesetto un povero contadino che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo.

Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì. I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?” Il contadino rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!” 

I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta. Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto. I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!” E il contadino ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!”

 I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta. Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede. I vicini subito esclamarono:“Che sfortuna, e adesso come fai?!” E il contadino ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”

 I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. “Forse è matto!”, pensarono. Dopo qualche settimana comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra. Quando entrarono nella capanna trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati. I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!” E il vecchio contadino ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo”. 

Capite adesso? Ciò che in un primo momento noi giudichiamo come una perdita o una disgrazia, può a breve o a lungo termine rivelarsi una fortuna, una vera e propria benedizione.

La realtà che viviamo  ha sempre due facce: l’evento che contrasta con le nostre aspettative e che noi bolliamo come sfortunato può nel tempo subire una evoluzione tale da sorprenderci positivamente.

La sfortuna, insomma, evolve in fortuna e la disgrazia in benedizione, come dimostrano numerosissime esperienze di vita.

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Conosci Iulio Iglesias?

Voleva diventare un calciatore professionista, ma a 20 anni la sua vita viene stravolta da un gravissimo incidente stradale che lo lascia semi-paralizzato per un anno e mezzo, con pochissime speranze di una riabilitazione completa.

Durante la convalescenza, per superare il dolore comincia a suonare, scrivere poesie e canzoni. La chitarra gli viene regalata dal suo infermiere e Julio impara a suonarla così da mettere in musica le sue poesie…

Vedi? Una disgrazia si trasforma, contro le aspettative di tutti, in pieno successo… e di storie come questa ne esistono a migliaia.

Dobbiamo capire che nella vita non tutto può andare sempre liscio e conforme alle nostre aspettative: le macchine sono di per sé sicure, ma gli incidenti capitano quando meno te l’aspetti…

Sì, a volte la vita frena bruscamente e ci catapulta con violenza fuori dall’abitacolo, fuori dalla nostra zona di comfort, in una nuova dimensione che noi, abituati come siamo ad etichettare tutto in termini di positivo o negativo, definiamo con una serie di sostantivi negativi: disgrazia, sfortuna, problema…

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Il cambiamento talora è così brusco da sconvolgerci, farci perdere la bussola, la direzione… La detonazione dell’evento inatteso può essere così violenta da metterci in difficoltà  nel rimettere insieme i pezzi della nostra vita.

Pensate alle persone che perdono il lavoro e devono chiudere la loro attività per gravi difficoltà economiche o per fallimento, oppure alle persone che vengono tradite e abbandonate dai loro coniugi o dagli amici più cari, o alle persone che subiscono un grave incidente e riportano ferite serie…

Non sono queste disgrazie, problemi? Sì, sicuramente, ma l’antica storia cinese ci insegna che una disgrazia può diventare, che ci crediamo o no, la nostra fortuna.

Perché allora non abituarci a guardare l’altra faccia della medaglia? Eh sì! La vita è double face, nella avversità si annida sempre il seme del vantaggio, basta concedere alle circostanze il tempo necessario per rivelarci l’altra faccia.

La faccia che sperimentiamo sul momento forse ci atterrisce e ci addolora, ma l’altra  può determinare un cambiamento talmente positivo nella nostra vita da farci dimenticare tutte le pene sofferte.

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Convinciamoci che la vita funziona come una compagnia assicurativa: più alto è il danno subito in un incidente, maggiore sarà il premio assicurativo.

Perché allora non abbandonarsi alla vita? Perché non fidarsi e attendere pazientemente che le circostanze cambino?

Più facile a dirsi che a farsi, dirai tu… parlare è facile, vivere una situazione è tutt’altra cosa.

È vero, non è per niente facile, anzi, ti dirò di più, in alcuni momenti , ciò che stiamo vivendo può anche diventare pesante, quasi insostenibile.

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Ti svegli ogni mattina e continui a ripeterti che non è possibile ciò che ti è accaduto, non può essere vero.

Ti sembra di vivere un incubo interminabile e intanto la sofferenza cresce dentro di te, l’ansia ti assale, i sensi di colpa fanno capolino in ogni istante perché ti senti forse responsabile di ciò che è successo.

La tua vita cambia improvvisamente, ti senti spiazzato e catapultato in una dimensione che ti va troppo stretta per accettarla. Ti accorgi che più che vivere, sopravvivi con quella pena che ti porti dentro.

Hai studiato la Divina Commedia di Dante? È simbolica, è allegorica, ma racchiude grandi verità di vita: se vuoi arrivare in paradiso devi prima passare attraverso l’inferno.

La sofferenza si affievolirà e poi alla fine, ecco l’altro lato della medaglia: il tanto atteso paradiso, un cambiamento improvviso e positivo delle tue circostanze di vita.

Il  film della tua vita cambierà il suo finale, da tragico in lieto e allora non potrai che volgerti al passato e  capire che tutto ciò che ti è capitato è servito a qualcosa. Non ha sottratto nulla alla tua vita, semmai aggiunto e anche generosamente.

Ma intanto che sei ancora nei gironi dell’inferno, cosa fare?

Sforzati di tenere i tuoi pensieri concentrati sul momento in cui sarai in paradiso e dimenticati dell’inferno che stai vivendo e soprattutto convinciti che il tuo è un percorso che comunque vada ti porterà sempre nel Regno Superiore.

Cerca  di cambiare il tuo punto di vista, affidati all’Universo e abbi la certezza che tutto è per il tuo bene: ciò che oggi a causa della tua limitata esperienza e visione di vita, giudichi una sfortuna, a distanza di tempo si rivelerà una benedizione.

Convinciti che la vita è una medaglia a due facce: volgi lo sguardo anche all’altra faccia sebbene  al momento non riesca nemmeno a immaginarti il suo aspetto, ma sai che c’è e che presto ti si rivelerà, se avrai la pazienza di  ATTENDERE..

Considera una certezza il fatto che la vita ci risarcisce sempre per le sofferenze e i dolori subiti.

La legge dell’equilibrio che è una legge universale stabilisce che un qualsiasi vuoto creato da un evento doloroso, sarà comunque colmato, che ci crediamo o no. Dai dunque tempo al tempo.

Certo, l’impazienza ci frega: vorremmo tutto e subito, vorremmo soprattutto allontanare da noi il dramma, il problema che stiamo vivendo, ma ci vuole  pazienza. Dobbiamo imparare ad attendere che la vita faccia il suo corso e che risolva la faccenda a modo suo e non a modo nostro.

Nella vita vince chi non demorde, chi crede che comunque vada ne uscirà vittorioso; perde chi rinuncia, chi a tutti i costi vuole stravolgere gli eventi e fare a modo suo, forzare la situazione.

Perde, insomma, chi oppone resistenza, chi si rifiuta di  accettare ciò che gli è capitato (“Ciò cui si resiste, persiste” – Jung).

frasi-sulla-pazienza

Curiamo e coltiviamo l’arte della pazienza come suggerisce  Rainer Maria Rilke (uno dei maggiori poeti di lingua tedesca del ventesimo secolo):

“Essere artisti vuol dire: non calcolare e contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire. Perché l’estate viene. Ma viene solo ai pazienti, che attendono e stanno come se l’eternità giacesse avanti a loro, tanto sono tranquilli e vasti e sgombri d’ogni ansia. Io l’imparo ogni giorno, l’imparo tra dolori, cui sono riconoscente: pazienza è tutto!”.

“Colui che attende trova, la non-attesa garantisce la non-scoperta”- Masud Khan

Insomma, se vogliamo vedere l’arcobaleno dobbiamo avere la pazienza di sopportare la pioggia.

“A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta” – proverbio cinese.

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