Nell’incontro con l’altro vi è autoscoperta del nostro ego

I rapporti interpersonali, soprattutto i rapporti intimi ci aiutano a capire come siamo veramente in quanto l’intimità col tempo fa sì che i due ego si rivelino nella loro pienezza e completezza.

Il rapporto con l’altro fa inevitabilmente affiorare le nostre debolezze, le nostre pecche, quei  lati oscuri che senza l’interrelazione rimarrebbero nascosti.

“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa” – Luigi Pirandello

Nell’ incontro con l’altro vi è dunque l’autoscoperta e l’autorivelazione del nostro ego, di alcuni suoi volti inediti.

 “Tutto ciò che non vogliamo sapere di noi stessi finisce sempre per giungerci dall’esterno ” dice Jung ed è proprio vero.

Quei volti del nostro ego che non ci piacciono e che inconsciamente abbiamo represso, vengono a galla nei rapporti intimi. Perché proprio nei rapporti intimi e non nei rapporti occasionali?

Perché nel rapporto intimo si è più esposti a conflitti, diverbi, divergenze, difficoltà per cui vengono alla luce anche le “verità nascoste del nostro ego”, le nostre ombre.

L’altro è il nostro specchio, “l’altro sono io”: le persone che entrano nella nostra vita non vi entrano per caso, il più delle volte è il nostro sé divino che le attira per aiutarci a compiere il salto evolutivo, per aiutarci a scandagliare il nostro ego così da conoscerci più a fondo e permetterci dunque di sanare e integrare certe parti di noi.

Autoscoperta e autoguarigione sono possibili solo relazionandoci con l’altro che diventa specchio fedele dei nostri difetti rivelandoci ombre e punti deboli su cui dobbiamo lavorare al fine di evolverci spiritualmente.

Perché allora non vederci con gli occhi dell’altro? Se riuscissimo, dice un proverbio, a vederci con gli occhi degli altri quanti errori grossolani eviteremmo.

Perché allora non cogliere l’occasione di modellarci reciprocamente tramite il confronto delle nostre fragilità e debolezze? Perché non accettare con serenità il nostro ruolo di specchio dell’altro?

Se riconosciamo che noi siamo responsabili di aver attirato quella persona nella nostra vita, ci sarà più facile operare quei cambiamenti che la nostra stessa anima esige per il nostro bene e per la nostra crescita.

Non è stato l’altro a renderci in un certo modo, a tirare fuori la parte peggiore di noi, se è affiorata è perché già c’era e l’altro ci ha permesso di individuarla per poterla integrare trasmutandola.

L’altro funge spesso da agente del nostro sé divino

Non è vero che quando siamo sotto pressione vengono fuori atteggiamenti e modi di fare che non sono nostri: è tutto nostro, tutto.

Dobbiamo considerare l’altro come agente del nostro sé divino, il quale spesso agisce da regista: scrive copioni che l’altro recita alla perfezione al solo scopo di aiutarci a capire ciò che nella nostra vita va mutato, cambiato, trasmutato al fine di avvicinarci sempre più alla nostra vera Essenza.

“Ambasciator non porta pena”, si suol dire, ed è vero. L’altro non va condannato per averci messo di fronte alle nostre pecche e soprattutto non va per questo rimpiazzato.

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Molti cambiano partner, cambiano amici per dimenticare momenti bui, per dimenticare quell’esperienza, quella circostanza triste che ha fatto venire a galla un loro lato oscuro, una debolezza da cui vogliamo prendere le distanze per dimenticare, rimuovere.

Non ci piace incontrarci con quell’immagine “a noi estranea” che condanniamo perché non la sentiamo nostra e allora fuggiamo anche dalla persona che durante un contrasto, un diverbio, un momento di esasperazione l’ha fatta affiorare.

L’altro, non dimentichiamolo mai, ci aiuta a scavare a fondo nella nostra personalità e allora può capitare di imbattersi in “uno sconosciuto” che non vogliamo legittimare e da cui vogliamo prendere le distanze, anziché accettarlo e trasmutarlo con amore e pazienza.

“In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima”– Carl Gustav Jung

In tal caso dobbiamo sapere che se non abbiamo imparato la lezione lavorando su di noi, quel lato oscuro emergerà di nuovo, possiamo cambiare tutti i partner che vogliamo: ripeteremo l’esperienza fino a quando non avremo fatto tesoro della lezione che il nostro sé superiore vuole insegnarci.

Non dimentichiamo dunque che le relazioni, soprattutto quelle intime sono specchio fedele del nostro mondo interiore, portano alla luce non solo i nostri lati più belli, quelli di cui andiamo fieri, ma anche quei lati oscuri che rifiutiamo e rigettiamo.

Dobbiamo usare umiltà per accettare la necessità e il vantaggio di scoprire, tramite l’altro, chi siamo  e avere la saggezza di capire che l’altro può aiutarci ad avvicinarci alla nostra vera essenza.

L’altro può renderci più preziosi se impariamo a vederlo non come giudice implacabile, ma come semplice agente della nostra Essenza che si serve della relazione per indicarci il cammino di luce verso il quale procedere.

Se in entrambi c’è l’accettazione dell’altro come rivelatore della nostra identità anziché condannarlo lo ringrazieremo, anziché rimpiazzarlo lo vedremo come nostro alleato in un percorso di crescita reciproca.

L’importante è che entrambe le parti in causa siano consapevoli di questo reciproco lavoro di modellamento e lo accettino con serenità, gioia e riconoscenza reciproca.

Certo questa attività di “raffinamento” non può aver luogo serenamente,  se solo una delle due parti è consapevole dei meccanismi che regolano le relazioni e quindi disponibile a lavorare su di sé.

Affinché la relazione sia sana e capace di arginare i conflitti è necessario l’impegno e la consapevolezza di entrambi. Solo in questo caso la relazione cessa di essere imperfetta e disfunzionale e diventa come dice Eckart Tolle una pratica spirituale.

“Se entrambi siete d’accordo che la relazione sarà la vostra pratica spirituale, tanto meglio. Potrete allora esprimervi reciprocamente pensieri e sentimenti non appena si presentano o non appena interviene una reazione…Imparate ad esprimere ciò che provate senza biasimo. Imparate ad ascoltare la persona amata in maniera aperta e non difensiva.

Date spazio al vostro partner di esprimersi. Siate presenti. Accusare, difendere, attaccare: tutti questi schemi che sono creati per rafforzare o proteggere l’ego o per soddisfarne le esigenze diverranno allora superflui…

Quando avrete eliminato i due fattori che distruggono le relazioni, quando cioè il corpo di dolore è stato trasmutato e voi non vi identificate più con la mente e con le posizioni mentali e se il partner ha fatto la stessa cosa, avrete esperienza della beatitudine, del fiorire della relazione.

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Invece di riflettervi reciprocamente il dolore e l’inconsapevolezza, invece di soddisfare le esigenze dell’ego reciprocamente dipendenti, vi rifletterete l’un l’altro l’amore che provate in profondità dentro di voi” – Eckart Tolle

Abbiate dunque il coraggio di guardarvi dentro attraverso il confronto con l’altro e accettatelo come specchio fedele della vostra immagine.

Il contenuto di questo post è attinto dal libro “Come costruire relazioni vincenti”

relazioni vincenti

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