, ,

Perché sconfiggere le abitudini?

sconfiggere le abitudini

Sconfiggere le abitudini.

 

Le abitudini sono di ostacolo alla nostra crescita personale. Se studiassimo attentamente le giornate tipo delle persone, scopriremmo senza il minimo dubbio che la maggior parte di noi tende a vivere giornate o settimane che sono per lo più l’esatta copia l’una dell’altra.

Tutti i giorni vengono fatte più o meno le stesse cose, più o meno negli stessi orari, più o meno con le stesse persone, più o meno negli stessi luoghi… Il mondo in cui viviamo induce a svolgere una parte delle nostre giornate in maniera assolutamente ripetitiva e abitudinaria. È normale e, per certi versi, inevitabile.

Spesso, però, tendiamo a cadere in piccole abitudini che invece sono evitabili e che contribuiscono giorno per giorno a diminuire enormemente la nostra elasticità e flessibilità mentale. Senza accorgercene applichiamo costantemente gli stessi schemi sviluppando, seppur involontariamente, questo tipo di forma mentis.

Per fare un esempio banale, ti sei mai iscritto a una palestra? Se la risposta è affermativa, la prima volta che sei entrato nello spogliatoio hai sicuramente scelto a caso un armadietto da utilizzare per riporre le tue cose. Con tutta probabilità, la volta successiva, fra tanti armadietti a disposizione, nuovamente hai occupato quello; e hai fatto lo stesso finché in breve tempo, nella tua mente, è diventato il tuo armadietto.

E, da lì in poi, ogni qualvolta ti è capitato di arrivare in palestra e di scoprire che qualcuno te l’ha «rubato» mettendoci la sua roba, la cosa ti ha procurato probabilmente un po’ di fastidio, costringendoti a ripiegare sul tuo armadietto «di riserva» che sicuramente nel tempo ti eri creato.

O, magari, ti è capitato di entrare nel ristorante che sei solito frequentare e chiedere «il tuo tavolo» o di andare a seguire un ciclo di conferenze o lezioni e sederti sempre e regolarmente allo stesso posto, nonostante le decine di sedie libere…

Se è vero che molti di noi sono abbastanza «obbligati» a entrare in ufficio tutte le mattine alla stessa ora, non siamo di certo costretti da qualcuno a replicare automaticamente lo stesso schema in situazioni come quelle appena descritte, eppure lo facciamo ugualmente. Perché?

La risposta è molto semplice: perché le nostre abitudini ci danno sicurezza e questo è uno dei nostri bisogni più importanti da soddisfare. E più cerchiamo sicurezza al di fuori di noi, nelle cose che ci circondano, più saremo dipendenti dall’esterno per sentirci sicuri.

L’unica vera buona abitudine che dovremmo sviluppare è quella di abituarci a non abituarci. Tanti piccoli cambiamenti non costano grande fatica, ma contribuiscono nel tempo a sviluppare una mentalità più elastica e flessibile e, soprattutto, ci liberano dalle piccole dipendenze psicologiche che creiamo intorno a noi.

sconfiggere le abitudini

La nostra zona di comfort.

Nell’arco degli anni ognuno di noi sviluppa una sorta di zona di comfort, un insieme di modi di pensare, di comportamenti, di luoghi, attività, persone che sono in qualche modo abituali, conosciuti, e che per questo ci danno sicurezza.

Quando siamo all’interno della nostra zona di comfort ci sentiamo al sicuro, come se fossimo in una specie di area protetta, mentre quando ne usciamo proviamo una sensazione di disagio, di incertezza.

Torna con la mente alla sensazione che provi ogni volta che ti trovi in un posto dove non sei mai stato oppure in mezzo a gente totalmente sconosciuta o a quando devi fare qualcosa per la prima volta o affrontare un’attività che è diversa dalle tue abitudini.

Quella sensazione di disagio, di mancanza di controllo è, per noi esseri umani, estremamente sgradevole e ci spinge istintivamente a rientrare nell’area che conosciamo, nei nostri abituali schemi di pensiero, nelle nostre conoscenze, consuetudini e sicurezze, allontanandoci il prima possibile da tutto ciò che ci metteva in difficoltà. Valuta questi esempi:

1. Un imprenditore sulla cinquantina capisce che è bene tornare a fare un po’ di sport e lavorare sulla propria forma fisica che ha davvero lasciato troppo andare. Decide così di iscriversi a una palestra. Il primo giorno si trova a confrontarsi con la sua «pessima forma»: tutto ciò che anni addietro gli riusciva facile, adesso gli risulta faticoso per mancanza di allenamento. Inoltre si guarda intorno e tutta quella gente muscolosa e senza pancia, abituale frequentatrice della palestra, lo mette ulteriormente a disagio. Dopo due o tre volte, con la scusa di non avere tempo, smette di andare in palestra, preferendo rimanere in ufficio, dove non prova più la sgradevole sensazione di non essere all’altezza e non avere controllo.

2. Una signora decide di imparare a usare il computer per essere più al passo con i tempi. Il figlio inizia a darle le prime lezioni e lei si trova assolutamente fuori dalla sua zona di comfort in quel mondo di giga e byte. Non riesce a cavare un ragno dal buco e continua a ripetersi che quella cosa è davvero difficile. Dopo qualche tentativo rinuncia al suo proposito, con la scusa che leggere un libro è molto più istruttivo e divertente e che, se ce ne fosse eventualmente bisogno, in casa c’è comunque il figlio che sa usare bene il computer…

3. Un operaio trentacinquenne decide di riprendere gli studi interrotti prematuramente, per conseguire così quel diploma che gli manca. Essendo una persona più incline all’azione e non avendo abitudine alla staticità e al livello di concentrazione richiesti dallo studio, si trova a fare una fatica incredibile e, in due ore, riesce a malapena a studiare quattro paginette. A quel punto inizia a mettere in dubbio il fatto che sia stata una giusta decisione: in fondo è sempre andato avanti bene anche senza diploma…

Troppe persone rinunciano pochi attimi prima che le cose diventino alla loro portata. «Tutte le cose sono difficili prima di diventare facili» (John Norley).

Nei tre esempi precedenti, tutti e tre i protagonisti avevano le possibilità e le capacità di riuscire nel loro intento, ma l’incapacità di convivere con il disagio li ha portati a rinunciare e a rientrare velocemente nella loro zona di comfort.

Un esperto di body building ci spiegherebbe che il muscolo cresce quando viene stressato, ossia quando gli chiediamo di alzare un peso maggiore rispetto a quello che confortevolmente riesce a sopportare. Se ci alleniamo sempre con lo stesso bilanciere, manteniamo il muscolo «in forma», ma non aumenteremo le sue dimensioni: per ottenere questo risultato dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e fare uno sforzo maggiore di quello al quale siamo abituati.

Questo sforzo farà sì che il cervello dia il via al processo fisiologico che porterà alla creazione di nuove fibre muscolari nelle quarantotto ore successive all’esercizio. Quindi, se faremo dieci ripetizioni di sollevamento di un peso, quella che ci darà il maggior risultato sarà proprio l’ultima, quella che ci avrà messo più in difficoltà e ci avrà fatto fare più fatica chiedendo al muscolo, già stanco, una prestazione ulteriore. Se poi riusciamo a spingerci a farne anche un’undicesima, meglio ancora! Non è questo forse lo stesso modo in cui cresciamo caratterialmente?

sconfiggere le abitudini

Le difficoltà e i problemi sono i pesi che la vita ci mette a disposizione per forgiare i nostri muscoli morali ed emozionali; se abbiamo la forza e il coraggio di affrontarli e superarli, ne usciamo più forti e robusti di prima. Ed ecco che ciò che ci metteva in difficoltà in precedenza, ora non è più in grado di farlo: è ormai conosciuto, non fa più paura. È diventato parte della nostra zona di comfort, che si è ampliata fino ad abbracciarlo.

«Il buon legname non cresce facilmente. Più forte è il vento, più robusto è l’albero» (J. Wiflard Marriott).

• Che cosa ti piacerebbe migliorare o cambiare nel tuo modo di essere e di agire?
• Per quale motivo non l’hai ancora fatto? Che cosa te lo ha impedito?

Liberarsi dalle zavorre.

Qualsiasi aspetto di te stesso tu voglia migliorare, puoi farlo. Ognuno di noi, in quanto essere umano, ha un potenziale straordinario e potremmo fare, ottenere, essere molto più di quanto osiamo minimamente immaginare. Perché questo accada, però, dobbiamo liberarci da tutte quelle zavorre che ci tengono agganciati al terreno, impedendoci di volare in alto quanto potremmo.

Di certo uno dei motivi principali che ti ha impedito finora di attuare quel cambiamento, nonostante fosse alla tua portata, è stata proprio la resistenza a uscire dalla tua zona di comfort, ad andare al di là degli schemi di pensiero e delle abitudini comportamentali che hai fin qui creato.

Senza accorgersene, ognuno di noi è ingabbiato all’interno di questa prigione che ha costruito con le sue stesse mani e che purtroppo, come abbiamo già detto in precedenza, ci dà sicurezza, rendendo quindi ancora più difficile uscirne. Spesso ci viene comodo dire: «Sono fatto così», oppure: «Certe cose non fanno per me», perché altrimenti, se così non fosse, non avremmo più scuse per non fare ciò che sappiamo sarebbe meglio per noi, e dovremmo allora metterci in gioco.

Per riuscirci facilmente e senza particolari sforzi, abbiamo necessità, quindi, di sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti del superamento delle proprie limitazioni, trasformando in piacevole e stimolante ciò che finora può essere stato sgradevole.

Anthony Robbins dice: «If you can’t, then you must!» — che significa: «Se non puoi, allora devi!» — esprimendo in maniera molto semplice e sintetica ciò di cui stiamo parlando: ogni volta che non puoi fare qualcosa, non perché sia oggettivamente impossibile, ma semplicemente perché tu stesso stai diventando un ostacolo insuperabile, allora quello è il momento esatto in cui devi assolutamente fare quella cosa.

E non perché obbligato da qualcuno, ma perché, se sposi questa filosofia, diventa un obbligo morale con te stesso, un impegno che hai preso nei tuoi confronti di cogliere ogni occasione per migliorare, per sfruttare ogni opportunità di crescita, senza farti fermare dalle tue paure e dai tuoi stessi limiti. Allora diventa importante farlo, indipendentemente da cosa sia e indipendentemente dal risultato che ottieni.

La principale conseguenza comunque sarà di abituarti poco per volta a non fermarti di fronte agli ostacoli, a non rendere impossibile ciò che è fattibile, a comunicare alla tua mente che non hai paura di cambiare, di sperimentare, di agire. E sviluppare questa mentalità non potrà che garantirti risultati certi in futuro.

Se riuscissimo gradualmente ad abituarci, ogni volta che sentiamo una resistenza interna, a capirla, accettarla e ad andare avanti comunque ancora di un passo superandola, diventerebbe per noi la norma essere una persona in continua evoluzione, che aumenta costantemente le dimensioni della sua zona di comfort, sviluppando flessibilità ed elasticità mentale. In poche parole, una persona in continua crescita e miglioramento, caratteristica fondamentale per essere leader di se stessi.

Tratto dal libro Leader di te stesso di Roberto Re

leader di te stesso

Se hai gradito questo articolo, condividilo cliccando sui pulsanti che trovi sotto e iscriviti ora alla newsletter o al FEED RSS, se vuoi ricevere i nuovi articoli. Sarà un vero piacere annoverarti tra i miei lettori. Grazie di cuore!

Inserisci la tua email:

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *