Racconti motivazionali, Rifici Bianca

 

L’uomo che non conosceva se stesso

 

Un uomo si trova in metropolitana. Sta pensando al lavoro che lo aspetta in ufficio. Improvvisamente alza lo sguardo e si accorge che l’uomo sul sedile di fronte lo sta guardando con attenzione. È così concentrato da non rendersi conto che si tratta della sua immagine riflessa nel vetro.

“Dove ho conosciuto questo tizio?”, si chiede accorgendosi che il volto gli è familiare.
Tira nuovamente su lo sguardo e l’immagine gli sorride.
“Anche lui mi conosce”, si dice in silenzio.
Per quanto si arrovelli, non trova una soluzione.

L’uomo arriva alla sua fermata e, prima di alzarsi per scendere dal treno, saluta il suo presunto compagno di viaggio con un gesto che, com’è ovvio, l’altro ripete immediatamente.

Anche in ufficio non può smettere di chiedersi: “Dove ho conosciuto quel signore?”.
Come gli piacerebbe avere una foto dell’uomo per poterla mostrare ai suoi colleghi. Chissà che forse non riescano a identificarlo…

Alla fine della giornata decide di camminare fino a casa per avere il tempo di cercare quel volto nella sua memoria.

Un’ora più tardi entra nel suo appartamento, ancora senza risposta. Si fa la doccia, guarda la televisione, ma nulla riesce a catturare la sua attenzione.
“Dove l’ho visto?”, si continua a domandare prima di andare a letto.
La mattina successiva si sveglia sorridendo…

“Finalmente ci sono arrivato!”, esclama a voce alta sedendosi di colpo sul letto e tirandosi una manata sulla fronte. “Come ho fatto a non rendermene conto prima?”. Dopo tanti sforzi ha risolto il problema: “L’ho conosciuto dal barbiere…!”.

Jorge Bucay

 

Rifici Bianca, 42 straordinari RACCONTI MOTIVAZIONALI

 


 

Cosa ci insegna?

 

Presi dalle mille attività della vita, travolti da ritmi sempre più frenetici, corriamo il rischio di diventare estranei a noi stessi e vivere una vita di apparenza piuttosto che di vera sostanza.

“Siamo stati assuefatti”, afferma Anthony De Mello, “a droghe diverse: approvazione, attenzione, successo, prestigio, potere, capacità di eccellere, di apparire sulle prime pagine dei giornali, di fare il capo…”, e andando dietro a queste droghe ne siamo diventati dipendenti, e nel timore di perderle abbiamo perso noi stessi.

Pensiamo di conoscerci, ma in realtà ci inganniamo, perché viviamo a un livello superficiale e trascuriamo di scendere in profondità; e questo ci procura un senso di vuoto e di insoddisfazione.

L’insoddisfazione cronica che alcuni di noi provano è un chiaro segnale che stiamo mancando il senso vero della vita, la stiamo sperimentando a un livello troppo superficiale, inadatto alle nostre ambizioni profonde. […] Se ci è stato insegnato a concepire la vita fermandoci alle apparenze, rimanendo cioè sulla superficie delle cose, difficilmente cercheremo significati diversi da quelli che l’esteriorità ci propone.
                                                                                                                                                                                                       

Gabriella D’Albertas


 

Non siamo abituati a riflettere su chi siamo, dove siamo diretti, qual è la nostra missione di vita e cosa vogliamo veramente. E proprio perché abbiamo edificato molto all’esterno e poco o niente all’interno, di fronte a problemi e prove di una certa entità, crolliamo, ci sentiamo esasperati, persi. In realtà, più che persi, non ci siamo mai trovati e viviamo senza consapevolezza.

 

Tu vivi inconsapevolmente. Non ti sei mai posto il quesito essenziale: “Chi sono?”. Se non lo sai, come puoi continuare a vivere? Ogni cosa sarà futile, se non ti poni il quesito essenziale e se non gli saprai dare risposta. Se non conosci te stesso, qualunque cosa tu faccia sarà futile. La cosa fondamentale è conoscere se stessi; tuttavia accade che si continui a perdere di vista la cosa fondamentale e a preoccuparsi di banalità […] Qual è il tuo volto originale? Chi sei? Puoi costruirti case sontuose, acquistare grandi automobili, occuparti di questo e di quello, e lasciare alla tua morte un grosso conto in banca: tutte cose non essenziali, che non vanno affatto in direzione della ricerca reale di chi sei.

Osho

Questo articolo è attinto dal libro 42 straordinari Racconti motivazionali di Bianca Rifici

 

Rifici Bianca, 42 straordinari RACCONTI MOTIVAZIONALI

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