“Secondo il mito, ogni 500 anni”, riprese a dire Enzung, “la fenice si accinge a morire e rinascere dalle sue stesse ceneri: prepara il nido con molta meticolosità utilizzando ramoscelli di cannella, quercia, nardo e mirra. Si sistema nel suo giaciglio, intona una bellissima melodia e attende che i raggi del sole, per combustione, brucino il nido e la consumino fino a farla diventare cenere, e da queste ceneri rinascerà più forte e luminosa di prima”.

“È curioso il fatto di preparare il nido con ramoscelli di cannella, di quercia, di nardo e di mirra. Ci sarà sicuramente un significato simbolico in tutto questo”, osservò Marua.

“Infatti, tutto è simbolico in questo bellissimo mito: la fenice rappresenta la morte e la rinascita, il fuoco delle prove e la stupefacente rifioritura che da esso può derivare; la quercia simboleggia la forza, la longevità, la resistenza e l’abilità di sopravvivere anche in frangenti difficili; il nardo esprime la ricchezza della vita; la cannella ciò che la rende gradevole e la mirra l’espiazione e la purificazione tramite la sofferenza e la morte, una morte che acquista valore solo se ciò che ne consegue non è mera sopravvivenza, ma il raggiungimento di una consapevolezza e di una maturazione profonde che agevolano i traguardi dell’anima”, concluse il maestro.

BREVE COMMENTO

“L’uomo che si alza è ancora più forte di quello che non è mai caduto” (Viktor Frankl).

Tutti affrontiamo prove e viviamo eventi traumatici. Spesso inciampiamo e cadiamo, ma in tutti questi casi abbiamo sempre una possibilità di scelta e di riscatto se mettiamo da parte la resistenza a ciò che accade e acquisiamo la capacità di morire e rinascere in ogni istante del nostro viaggio.

“I taoisti ci hanno insegnato che essere come l’acqua è l’antidoto ai mali dell’anima. Cosa vuol dire “essere come l’acqua”? Esattamente… cedere, non ostacolare in nessun modo ciò che accade: un abbandono, un’insicurezza, una paura, un fallimento, una sconfitta. Non ostacolare gli stati d’animo che arrivano, ma percepirli, sentirli e abbandonarsi a loro. Non fare niente per mandarli via, ma lasciarli espandere. Lascia che tutto scorra, come l’acqua” (Raffaele Morelli).

La rinascita è sempre possibile quando siamo pronti a operare nell’intimità del nostro essere e ad accogliere e trasformare il piombo in oro, la negatività in positività, la disgrazia in un’opportunità di crescita e di riscatto.

“Negli anni ho imparato a disturbare sempre meno il mio spazio interno, a lasciare lì dentro di me, senza commento, tutto ciò che compare, a rispettare ogni stato d’animo… Dopo un po’ si sta con se stessi, senza alcun giudizio e allora… arriva la pace, arrivano parole che non ti aspetti, pensieri che mai avresti sospettato potessero albergare dentro di te. Diventi vuoto, diventi nulla e sei come una pianta che germoglia. A questo punto, senza saperlo, sbocci come il fiore, il tuo fiore, e arrivano le parole dell’indicibile. Ti chiedi chissà da dove saranno scaturite, chissà quali lati dell’anima le avrà generate. E avrai imparato che, mettendo da parte te stesso, il tuo io, la tua storia, il tuo passato, è l’eterno presente che ti attraversa” (Raffaele Morelli).

Questo testo è stato attinto dal libro “Le lezioni di Enzung: racconti di saggezza per vivere in armonia e libertà superando ogni sfida”.

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