attenti a come parliamo

 

Attenti a come parliamo!

 

“Tutti inciampiamo molte volte. Se uno non inciampa in parola, questi è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche l’intero corpo”.

È vero, non godiamo della perfezione  e quindi di tanto in tanto inciampiamo in parola, ma questo non può essere addotto come scusa per continuare ad usare male la lingua.

Anche se non riusciamo ad avere il pieno e totale controllo della lingua, possiamo comunque sforzarci di usarla meglio, usarla saggiamente.

A tal fine occorre sviluppare consapevolezza ed autocontrollo, perché il compito si presenta arduo, richiede impegno.

“Ma la lingua, nessuno del genere umano la può domare. Insubordinata e dannosa, è piena di mortifero veleno. Con essa benediciamo Dio, sì, il Padre, eppure con essa malediciamo gli uomini che sono venuti all’esistenza a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non conviene, fratelli miei, che queste cose continuino ad accadere in questo modo” – Giacomo 3:8-10

Perché dobbiamo stare attenti a come parliamo? Perché le parole hanno un effetto potente: “Morte e vita sono in potere della lingua e chi l’ama ne mangerà i frutti” – Proverbi 18:21

Parole sconsiderate, dette avventatamente possono causare profonde ferite emotive, rovinare e compromettere buoni rapporti: “C’è chi parla sconsideratamente come con i colpi di una spada” – Proverbi 12:18.

Al contrario parole buone edificano, salvano, sono balsamo per l’anima: “I detti piacevoli sono un favo di miele, dolci all’anima e salute alle ossa “ – Proverbi 16:24

attenti a come parliamo

Le Parole – Gianni Rodari

Abbiamo parole per vendere
parole per comprare
parole per fare parole
ma ci servono parole per pensare.
Abbiamo parole per uccidere
parole per dormire
parole per fare solletico
ma ci servono parole per amare.
Abbiamo le macchine
per scrivere le parole
dittafoni magnetofoni
microfoni
telefoni
Abbiamo parole
per far rumore,
ma parole per parlare
non ne abbiamo più.

“Ci servono parole per AMARE”, dice Gianni Rodari, abbiamo parole per tutto, spendiamo un fiume di parole, ma raramente troviamo parole per amare, per edificare.

“Parole per parlare non ne abbiamo più”, non riusciamo più a comunicare col cuore. Quante volte ci capita di chiedere alle persone che incontriamo “come stai” e poi ci accorgiamo che anziché ascoltare la risposta, seguiamo il flusso dei nostri pensieri.

Ci siamo fisicamente, ma in realtà siamo altrove, perché sviati e distratti dalla nostra stessa attività mentale. Ed è così in gran parte delle nostre comunicazioni, siamo assenti, chiusi in una bolla di pensieri, nel nostro piccolo mondo, siamo distanti anni luce dal cuore dell’altro e non ce ne accorgiamo nemmeno.

Non è forse il caso di rieducarci all’ascolto e all’uso consapevole di parole? Ma da dove partire? Come fare? Credo sia importante abituarsi innanzitutto ad una maggiore presenza, dobbiamo capire che nel momento in cui parliamo con qualcuno che sia un collega, un conoscente o un perfetto sconosciuto, dobbiamo sforzarci di uscire dal “nostro mondo” e ONORARE la persona che ci sta davanti assicurandole massima attenzione, considerazione e presenza mentale.

Se faremo delle domande sarà perché siamo desiderosi di conoscere la risposta, non certo per mero rispetto dei convenevoli.

L’altro va considerato come nostro pari, siamo creature di Dio in mezzo ad altre creature di Dio, siamo dei, dice San Paolo, in mezzo ad altri dei.

Al di là della posizione, del ceto sociale, della cultura… l’altro è creatura in cui è l’essenza divina, quella stessa essenza che è in noi. Forse le sue circostanze di vita  sono meno fortunate delle nostre, forse non ha ancora trovato la strada verso la crescita e la completezza dell’anima, ma questo non lo rende inferiore a noi, anzi dovrebbe essere un motivo in più per spingerci ad essere protettivi, soccorrevoli, comprensivi, essere d’esempio.

Se invece permettiamo alla nostra mente di focalizzarsi sui difetti dell’altro, se compariamo i suoi modesti successi e traguardi con i nostri, se lo guardiamo dall’alto in basso, se ci pavoneggiamo, se vogliamo che ci serva, se lo dominiamo, allora diventiamo meschini, perdiamo la nostra vera grandezza, perdiamo di vista la nostra vera essenza.

Dobbiamo imparare a guardare l’altro in prospettiva, non com’è, ma come potrebbe essere se tutte le sue potenzialità venissero messe a frutto, dobbiamo avere occhi di aquila, saper guardare lontano, vedere l’altro già alla fine del suo personale percorso di crescita e evoluzione spirituale, solo così potremo trattarlo da pari e usare parole che sappiano edificare anziché abbattere, scaldare il cuore anziché inaridirlo, incoraggiare anziché demotivare, sostenere anziché atterrare, infondere vigore anziché deprimere, attribuire importanza anziché sminuire, accrescere la bellezza anziché abbrutire, sanare anziché ferire.

Le parole sono energia

Le parole sono ENERGIA, l’energia crea la materia, crea la nostra realtà, crea il nostro ambiente, crea le modalità con cui gli altri si rapporteranno con noi.

Se con le parole diamo valore all’altro, questi per quanto ancora lontano da un progressivo cammino evolutivo, non potrà che rispondere positivamente e attenuare le sue reazioni.

Le parole sono potenti magneti attirano  situazioni, circostanze, esperienze di vita corrispondenti alla loro stessa natura: parole positive attirano eventi positivi, alzano le vibrazioni ponendoci nelle condizioni ideali per ricevere con molta più facilità tutto ciò che desideriamo.

Non dimentichiamoci mai che le parole sono un’importante tappa di quel percorso che parte dal pensiero per creare il nostro DESTINO.

attenti a come parliamo

Fai attenzione ai tuoi pensieri
perché i tuoi pensieri diventano le tue parole.

Fai attenzione alle tue parole
perché le tue parole diventano le tue azioni.

Fai attenzione alle tue azioni
perché le tue azioni diventano le tue abitudini.

Fai attenzione alle tue abitudini
perché le tue abitudini diventano il tuo carattere.

Fai attenzione al tuo carattere
perché il tuo carattere diventa il tuo destino.

Anonimo

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